Dopo oltre cinque decenni in orbita, il lander della sonda sovietica Kosmos 482, parte della missione Venera del 1972, è rientrato il 10 Maggio nell’atmosfera terrestre, precipitando nell’Oceano Indiano, a ovest di Giacarta. Lo ha confermato l’Agenzia spaziale russa Roscosmos, che ha calcolato il punto di impatto intorno alle 9:24 ora di Mosca (8:24 in Italia), a circa 560 km a ovest dell’isola di Middle Andaman.
La sonda, rimasta in orbita per più di 50 anni dopo il fallimento della missione originaria verso Venere, è stata costantemente monitorata negli ultimi giorni per il rischio di impatto incontrollato. Il modulo era infatti progettato per sopravvivere a condizioni estreme, rendendo plausibile l’ipotesi che abbia raggiunto la superficie integro o solo parzialmente danneggiato.
Un ritorno nello spazio profondo: l’ultima orbita sopra l’Italia
Prima dell’impatto, Kosmos 482 ha sorvolato diverse aree del pianeta, comprese Europa, Asia, Americhe e Australia. Durante l’ultima orbita, è passato anche sull’Italia, visibile da Roma e dalla Sardegna, come confermato dall’astrofisico Gianluca Masi, che ha condiviso un’immagine del passaggio del corpo celeste.
Una reliquia sovietica riappare nel 2025
Il Cosmos Descent Craft, dal peso di circa 495 kg, era parte di una missione fallita dell’ex Unione Sovietica per esplorare Venere. A causa di un guasto allo stadio superiore del razzo, il veicolo non lasciò mai l’orbita terrestre. Resistente al calore e alla pressione venusiana, il lander è considerato tra i moduli più robusti mai progettati per il rientro planetario.
Il suo impatto, secondo l’esperto Marco Langbroek del centro SatTrack nei Paesi Bassi, avrebbe avuto una velocità stimata di 65-70 m/s (circa 240 km/h), simile a quella di un meteorite di 40-55 cm, in caso di rientro integro.
Cosa succede ora? Ipotesi di recupero
Secondo le prime analisi, la sonda potrebbe aver raggiunto il suolo come oggetto unico e non frantumato, riducendo i rischi connessi alla caduta di detriti. L’area del rientro, a largo delle coste indonesiane, è oggetto di attenzione per una possibile missione di recupero, data l’unicità del manufatto.







