La Corte costituzionale ha stabilito che è illegittimo impedire alla madre intenzionale di riconoscere il figlio nato in Italia tramite procreazione medicalmente assistita (PMA) effettuata all’estero. La decisione, contenuta nella sentenza n. 68, è arrivata dopo le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Lucca, e rappresenta una svolta per i diritti delle famiglie omogenitoriali.
La Consulta ha evidenziato che il mancato riconoscimento fin dalla nascita viola il diritto del minore all’identità personale, oltre che il suo diritto a essere educato, mantenuto e amato da entrambi i genitori, biologici o intenzionali.
Diritti dei figli e responsabilità genitoriali: cosa dice la Corte
La decisione dei giudici costituzionali poggia su due principi fondamentali:
- La responsabilità condivisa tra i partner che scelgono insieme di accedere alla PMA.
- La centralità del benessere del minore, che ha diritto ad avere un legame giuridico con entrambe le figure genitoriali.
La Corte ha così bocciato le linee guida del Ministero dell’Interno che, con una circolare, avevano portato alla cancellazione dai registri anagrafici di molti riconoscimenti della madre non biologica, come nel noto caso di Padova.
Reazioni: “È un principio di civiltà giuridica”
Per Vincenzo Miri, presidente di Rete Lenford, la sentenza rappresenta una vittoria epocale: «Nessuna madre dovrà più passare per l’umiliante procedura di adozione. Finalmente cade un modello di famiglia unico e discriminante». Soddisfazione anche da parte del sindaco di Padova, Sergio Giordani, che ha sostenuto pubblicamente i diritti delle famiglie arcobaleno: «Oggi vincono i diritti fondamentali. È un’emozione che non dimenticherò».
Il limite ancora aperto: niente PMA per le donne single
La Consulta ha confermato, però, che non è irragionevole negare l’accesso alla PMA alle donne single. Una scelta che, secondo i giudici, intende tutelare il minore dall’assenza di una figura paterna fin dal concepimento.







