Da semplice numero di posto a simbolo di speranza e salvezza: è questo il destino del sedile 11A, su cui era seduto Vishwash Kumar Ramesh, l’unico sopravvissuto del volo Air India precipitato ad Ahmedabad il 12 giugno scorso, con 242 persone a bordo.
Quello che sembrava un episodio isolato si è trasformato in un fenomeno globale: in poche settimane, il 11A è diventato il sedile più richiesto nei sistemi di prenotazione di compagnie aeree europee, statunitensi, mediorientali e asiatiche. I dati parlano chiaro: anche per voli invernali o del 2026, è spesso il primo posto a sparire.
Una corsa irrazionale o un nuovo “portafortuna”?
La domanda ha raggiunto livelli record. “Quando l’11A è già prenotato, i passeggeri scelgono subito il 10A o il 12A, oppure la stessa fila sul lato opposto”, spiegano alcuni dirigenti del settore. Un gesto che, pur non avendo alcuna base scientifica, sta alimentando un mito moderno, rinforzato da un secondo caso: nel 1998 il cantante thailandese Ruangsak Loychusak sopravvisse anch’egli da un posto 11A, seppur in un incidente con numerosi superstiti.
Il problema: non tutti gli 11A sono uguali
Non tutti gli aerei hanno la stessa configurazione: in alcuni modelli, il sedile 11A si trova vicino a un’uscita di emergenza, in altri è un posto normale in Economy, o persino Business Class. Questo ha generato lamentele tra i passeggeri, delusi nel non trovare “il sedile miracoloso” come immaginato.
Nessun rincaro per ora, ma le compagnie ci stanno pensando
Per ora le compagnie aeree non hanno aumentato le tariffe dell’11A, ma alcune stanno monitorando il trend per valutare strategie commerciali. Il timore è che la suggestione collettiva si trasformi in speculazione commerciale o, peggio, panico da sedile.







