Un matrimonio celebrato nella chiesa di Sant’Ambrogio a Varazze, in provincia di Savona, ha scatenato un acceso dibattito tra i fedeli. Durante la messa domenicale, la sposa si è presentata in ritardo e il sacerdote, ha deciso di non aspettarla e iniziare la celebrazione.
Il gesto ha spiazzato invitati e familiari, che si sono trovati ad assistere all’avvio della funzione senza la presenza della protagonista principale. La cerimonia era infatti programmata all’interno della consueta liturgia domenicale, con una comunità già riunita per la funzione.
Nessun quarto d’ora accademico: “Avevo avvisato tutti”
Il parroco è stato chiaro nella sua posizione: “Avevo già comunicato che avrei iniziato puntualmente allo scoccare delle campane. Non era corretto far attendere un’intera assemblea di fedeli per un ritardo non previsto”.
Dopo appena tre minuti di attesa, il prete ha dato inizio alla celebrazione, rimanendo fedele a quanto preannunciato agli sposi nei giorni precedenti. Secondo il sacerdote, la puntualità non è una questione secondaria: “Non si tratta solo di matrimoni o battesimi, ma di rispetto verso chi partecipa alla messa. È un momento sacro anche per chi non è coinvolto nella cerimonia nuziale”.
La sposa era fuori dalla chiesa, bloccata dai preparativi
Secondo alcune testimonianze, la sposa si trovava già all’esterno della chiesa, trattenuta da ultimi dettagli legati all’ingresso. Un ritardo di pochi minuti che, tuttavia, non è stato tollerato dal sacerdote, che avrebbe già proposto agli sposi di scegliere un orario alternativo, evitando la sovrapposizione con la messa domenicale.
La coppia avrebbe rifiutato, scegliendo di celebrare il matrimonio nel contesto della funzione parrocchiale, ma senza accettare l’anticipo orario suggerito per scoraggiare ritardi.
Niente Ave Maria e clima teso tra i banchi
A rendere ancora più insolita la celebrazione è stata anche l’assenza del tradizionale canto dell’Ave Maria, spesso previsto nei matrimoni. Anche in questo caso, il parroco ha confermato la sua linea rigorosa: “Non è un canto liturgico e ci sono indicazioni precise che ne sconsigliano l’uso durante la messa”.
Tra i banchi, l’imbarazzo era palpabile, con molti presenti sorpresi dalla scelta del sacerdote. Alcuni l’hanno ritenuta eccessivamente rigida, altri l’hanno difesa, sostenendo la necessità di rispettare i tempi e la sacralità della funzione religiosa.
Una scelta che divide la comunità
La decisione del sacerdote ha spaccato l’opinione pubblica locale. C’è chi loda la sua coerenza nel valorizzare la puntualità e il rispetto per la comunità, e chi, al contrario, accusa un’eccessiva rigidità nei confronti di una cerimonia vissuta come momento unico e irripetibile per una coppia di sposi.
In un contesto in cui le tradizioni, i sentimenti e i protocolli ecclesiastici si intrecciano, episodi come questo riaprono il dibattito sul ruolo del rito religioso e sulla necessità – o meno – di maggiore flessibilità da parte delle istituzioni ecclesiastiche.







