Un presunto incidente domestico, inizialmente descritto come una caduta dal tetto finita su un vaso da giardino, è ora al centro di un’accusa di omicidio volontario. I fatti risalgono al 23 novembre dello scorso anno, in una casa dell’Appennino bolognese. A distanza di quasi dodici mesi, una donna di 81 anni è stata arrestata con l’accusa di aver ucciso il marito, un uomo di 80 anni.
La versione fornita inizialmente agli operatori del 118 non ha retto all’esame degli inquirenti, che fin da subito hanno riscontrato incongruenze nella scena del crimine e elementi poco compatibili con una semplice caduta.
Le ferite e le prove che smentiscono l’incidente
Il corpo dell’uomo è stato rinvenuto con almeno 40 ferite da oggetto affilato, molte delle quali compatibili con frammenti di un vaso da giardino. Una di queste, particolarmente profonda e localizzata alla gola, ha immediatamente sollevato sospetti.
Inoltre, sul luogo sono state trovate tracce ematiche riconducibili alla donna, anche sui cocci, insieme a segni di trascinamento del corpo e stivaletti sporchi di sangue lasciati in bagno.
A complicare ulteriormente la posizione dell’anziana, una ferita alla mano compatibile con un contatto violento e la presenza del suo DNA sulla scena. Dopo mesi sotto indagine, è scattato l’arresto, disposto dalla Procura di Bologna ed eseguito dal nucleo investigativo dei Carabinieri, in collaborazione con la compagnia locale.
Ipotesi sul movente: una lunga storia di soprusi?
Resta ancora da chiarire il movente, ma gli investigatori non escludono che il gesto sia maturato in un contesto di tensioni familiari protratte nel tempo. Secondo alcune testimonianze, l’uomo sarebbe stato autoritario e violento, sebbene non risultino denunce formali a suo carico.
La difesa, nel frattempo, continua a sostenere la tesi dell’incidente domestico, definendo le prove raccolte insufficienti a dimostrare la volontarietà del gesto. Tuttavia, secondo gli inquirenti, gli elementi raccolti dimostrerebbero una ricostruzione dei fatti non coerente e giustificherebbero la custodia cautelare in carcere.







