Sarà processata per maltrattamenti una madre residente a Torino, accusata di aver imposto alle proprie figlie, oggi ventenni, una disciplina estrema ispirata a una predicatrice religiosa nigeriana. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, almeno fino alla fine del 2023, la donna avrebbe affidato le giovani alla leader spirituale con l’intento dichiarato di “educarle”, ma sottoponendole a pratiche ritenute lesive della loro integrità psicofisica.
La predicatrice, deceduta nella primavera 2025, era a capo di una comunità religiosa attiva nel Torinese. La sua posizione verrà archiviata per morte del reo, ma la madre delle ragazze dovrà rispondere in aula delle accuse a suo carico.
Punizioni estreme e rigide regole religiose
L’abitazione della predicatrice sarebbe stata trasformata in una sorta di collegio punitivo: le regole variavano per genere ed età, ma avevano un unico denominatore comune – la severità. Secondo l’accusa, le ragazze sarebbero state:
- Obbligate a digiunare,
- Punite con notti passate in piedi o addirittura sul balcone in pigiama, anche in pieno inverno,
- Colpite con mestoli di legno, morsi o schiaffi in caso di trasgressione.
Vietati anche alcuni cibi, come carne di maiale, maionese e Coca-Cola. Alle ragazze non era permesso indossare pantaloni, in nome di una presunta purezza morale. Tra le vittime compare anche un bambino di 9 anni, picchiato con schiaffi sul volto e sulle mani.
La difesa: “Un aiuto educativo, non un riformatorio”
Durante le indagini, la predicatrice aveva respinto le accuse, sostenendo di aver solo aiutato la madre, senza mai gestire una struttura educativa formale. A suo dire, l’unico scopo era proteggere i giovani da ambienti pericolosi, come droga, prostituzione o cattive compagnie. Ma per la Procura, le modalità adottate rientrano pienamente nella fattispecie del maltrattamento.







