Le regole sui rimborsi per le trasferte di lavoro sono cambiate, e da ora in poi sarà necessario utilizzare strumenti di pagamento elettronici per non perdere i benefici fiscali. La stretta, già in vigore dallo scorso anno, mira a ridurre l’uso del contante e garantire la tracciabilità delle spese aziendali.
Perdita dell’esenzione fiscale se non c’è tracciabilità
Secondo quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate, i rimborsi per vitto, alloggio e trasporti non sono tassati, a condizione che siano giustificati da documenti validi e pagati con mezzi tracciabili. In caso contrario, le somme ricevute potrebbero essere considerate reddito imponibile, con conseguente tassazione a carico del dipendente.
Sono ammessi pagamenti con carte, app, bonifici parlanti, mentre i contanti vanno evitati, salvo rare eccezioni. Inoltre, è essenziale conservare scontrini, fatture e ricevute, che dovranno essere presentati in caso di controlli.
Rimborso analitico: cosa cambia in concreto
Le novità riguardano in particolare chi riceve il rimborso analitico, ovvero basato sulle spese effettivamente sostenute. In questi casi è obbligatorio ricostruire ogni voce in modo dettagliato, allegando prove di pagamento e documentazione elettronica. Più tranquilla la situazione per chi percepisce rimborsi forfettari, che non richiedono alcuna giustificazione delle spese.
Auto propria per lavoro: come ottenere il rimborso
Se il dipendente utilizza la propria auto per motivi di servizio, può accedere al rimborso chilometrico calcolato secondo i parametri dell’ACI. Tuttavia, il tragitto deve essere autorizzato dall’azienda e compatibile con le esigenze lavorative. Le regole si sono fatte più stringenti anche per i veicoli aziendali ad uso promiscuo, con aggiornamenti normativi introdotti lo scorso anno.







