Un episodio sconvolgente arriva dal Cile, dove un detenuto di 21 anni ha ucciso il proprio compagno di cella all’interno di un penitenziario, confessando successivamente di aver compiuto atti di cannibalismo sul corpo della vittima. Il caso ha scosso profondamente l’opinione pubblica e acceso il dibattito sulle condizioni di sicurezza nelle carceri del Paese.
Il fatto è stato scoperto la mattina dell’8 febbraio durante un controllo di routine. Gli agenti penitenziari hanno trovato il detenuto più giovane all’interno della cella insieme al corpo senza vita del compagno, un uomo di 26 anni detenuto per reati gravi. La vittima presentava ferite profonde al volto e al collo.
La confessione e la versione della legittima difesa
Dopo essere stato allontanato dalla cella, il 21enne avrebbe ammesso la responsabilità dell’omicidio, sostenendo di aver agito per legittima difesa in seguito a un presunto tentativo di aggressione con un’arma da taglio. Secondo la sua ricostruzione, la colluttazione sarebbe degenerata rapidamente fino all’esito fatale.
Il personale sanitario intervenuto sul posto ha confermato il decesso in tarda mattinata: la morte sarebbe sopraggiunta a causa di un arresto cardiorespiratorio provocato dalle ferite riportate durante l’aggressione.
I dettagli inquietanti e le difficoltà investigative
Nelle ore successive sono emersi particolari ancora più scioccanti: il giovane avrebbe dichiarato di aver ingerito alcune parti del corpo della vittima dopo il delitto. Un elemento che rende il caso particolarmente grave e complesso dal punto di vista giudiziario e psichiatrico.
La Procura ha aperto un’inchiesta per chiarire l’esatta dinamica dei fatti. Le indagini risultano complicate dall’assenza di sistemi di videosorveglianza all’interno della cella, circostanza che rende difficile ricostruire con precisione la sequenza degli eventi.
Nel frattempo, sono stati adottati provvedimenti ai vertici dell’istituto penitenziario, mentre proseguono gli accertamenti per fare piena luce su uno dei casi più inquietanti registrati negli ultimi anni nel sistema carcerario cileno.







