Un forte terremoto nel Pacifico è stato registrato nella mattinata del 1° marzo 2026 al largo delle isole Fiji. Secondo i dati diffusi dall’INGV, il sisma ha raggiunto una magnitudo Mwp 6.1 ed è avvenuto alle 06:44 ora italiana (18:44 ora locale), con un’ipocentro localizzato a circa 592 chilometri di profondità.
La scossa si inserisce nel quadro della intensa attività sismica che caratterizza l’area del Pacifico meridionale, una delle regioni geologicamente più dinamiche del pianeta.
Perché i terremoti sono frequenti alle Fiji
I terremoti alle Fiji si verificano con regolarità perché l’arcipelago si trova lungo la cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico, una vasta area che concentra alcune delle zone sismiche e vulcaniche più attive al mondo.
In questa regione avviene lo scontro tra la placca tettonica australiana e la placca pacifica. Il fenomeno, noto come subduzione, comporta lo scivolamento di una placca sotto l’altra, con il conseguente sprofondamento nel mantello terrestre. Questo processo genera enormi tensioni nelle rocce profonde che, una volta superato il limite di resistenza, si liberano improvvisamente sotto forma di onde sismiche.
La particolarità: terremoti a profondità estreme
Una delle caratteristiche distintive dell’area delle Fiji è la profondità elevata dei terremoti. Molti eventi sismici, come quello registrato oggi, si originano a centinaia di chilometri sotto la superficie terrestre.
I terremoti profondi tendono generalmente ad avere effetti meno distruttivi in superficie rispetto a quelli superficiali, ma possono essere avvertiti su aree molto vaste proprio a causa della loro energia e della propagazione delle onde sismiche.
L’evento odierno conferma ancora una volta la forte instabilità geologica del Pacifico meridionale, monitorata costantemente dagli istituti di sismologia internazionali.






