Una potente scossa di terremoto ha colpito il cuore dell’Oceano Pacifico meridionale nella mattinata di oggi, 22 marzo 2026. L’evento, che ha sprigionato una forza considerevole, è stato rilevato dai sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) alle ore 07:15 italiane (corrispondenti alle 06:15 UTC).
La magnitudo calcolata è di Mwp 6.3, un valore che classifica il sisma come “forte” sulla scala sismometrica. L’epicentro è stato individuato in mare aperto, in un punto nevralgico situato tra gli arcipelaghi di Tonga e Samoa. Secondo le prime analisi tecniche, l’ipocentro è stato localizzato a una profondità di 84 chilometri.
Analisi della propagazione e rischio tsunami
Nonostante l’elevata energia sprigionata, la profondità intermedia del sisma ha giocato un ruolo cruciale nel limitare gli effetti distruttivi in superficie. La distanza verticale dalla crosta ha infatti permesso una parziale dissipazione delle onde sismiche prima che raggiungessero il fondale oceanico, fattore che ha spinto le autorità a escludere il rischio di uno tsunami devastante per le coste limitrofe.
Tuttavia, il monitoraggio delle boe sismiche nell’area rimane costante per escludere variazioni anomale del livello del mare nelle ore successive all’evento principale.
Una delle aree più attive del pianeta
La regione compresa tra le isole Tonga e le isole Samoa non è nuova a fenomeni di questa intensità. L’area si trova infatti lungo una delle zone tettoniche più attive del pianeta, caratterizzata da una complessa interazione tra placche oceaniche.
In questo settore del Pacifico, la velocità di scorrimento delle placche è tra le più alte registrate a livello globale, rendendo i terremoti di magnitudo superiore a 6.0 eventi frequenti. La comunità scientifica internazionale continua a monitorare la zona per comprendere l’evoluzione della sequenza e prevenire potenziali rischi per le popolazioni residenti negli arcipelaghi vicini.






