Il mercato del lavoro si appresta a vivere una vera e propria rivoluzione all’insegna della massima trasparenza. Sta per scattare l’obbligo tassativo di inserire la retribuzione all’interno degli annunci di lavoro o, in ogni caso, di comunicarla formalmente ai candidati prima dello svolgimento del colloquio di selezione.
Le nuove regole si applicano indistintamente ai datori di lavoro del settore pubblico e privato, a tutela di tutti i lavoratori e le lavoratrici assunti con un regolare contratto d’impiego. L’obiettivo primario della misura è duplice: favorire la parità di trattamento e contrastare il gender pay gap, ovvero il divario retributivo di genere che penalizza le donne a parità di mansioni.
Cosa cambia per i candidati e i divieti per i datori di lavoro
I pilastri della nuova normativa modificano radicalmente la fase di recruiting, introducendo diritti precisi per chi è in cerca di un’occupazione e doveri stringenti per le imprese:
- Fascia salariale esplicita: chi si candida ha il diritto inalienabile di conoscere la retribuzione iniziale o la relativa fascia di Ral (Retribuzione annuale lorda) prevista per la posizione prima ancora di incontrare i selezionatori.
- Trasparenza sui contratti: i candidati possono richiedere e ottenere dettagli specifici sul Contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) applicato alla specifica mansione.
- Diritto di informazione interna: una volta assunti, i dipendenti possono richiedere, anche tramite i sindacati, i livelli retributivi medi dell’azienda, suddivisi per sesso, relativi alle categorie di colleghi che svolgono mansioni di pari valore.
- Stop alle domande sul passato: ai datori di lavoro viene espressamente vietato chiedere informazioni sulla retribuzione attuale o passata del candidato, eliminando una prassi che spesso perpetuava stipendi bassi o discriminatori.
Le misure per la parità di genere e i tempi di adeguamento
La normativa impone alle aziende la stesura di procedure di selezione totalmente non discriminatorie e la fornitura periodica di dati analitici e trasparenti, tra cui le statistiche sul divario retributivo di genere all’interno dell’organigramma aziendale.
Entro i primi giorni di giugno, tutte le imprese operanti sul territorio nazionale dovranno obbligatoriamente adeguare i propri canali di selezione e i portali di recruiting, pena il rischio di incorrere in pesanti sanzioni strutturali per violazione delle norme sulla concorrenza e sulla parità di trattamento dei lavoratori.







