L’osteopatia compie un passo decisivo verso la piena integrazione nel sistema sanitario italiano. Con la pubblicazione del nuovo decreto attuativo, viene definito il percorso per il riconoscimento ufficiale del titolo di osteopata e vengono stabilite le regole che disciplineranno la professione nei prossimi anni.
Il provvedimento rappresenta un ulteriore sviluppo del percorso iniziato nel 2018, quando l’osteopatia è stata inserita tra le professioni sanitarie riconosciute, con l’obiettivo di uniformare la formazione e garantire standard professionali omogenei su tutto il territorio nazionale.
Nuove regole per diventare osteopata
Una delle principali novità riguarda il percorso formativo. A partire dal prossimo anno accademico, il titolo di osteopata potrà essere conseguito esclusivamente attraverso i corsi universitari dedicati.
Questo significa che la formazione accademica diventerà l’unica via per accedere alla professione. L’obiettivo è garantire una preparazione uniforme e allineata agli standard richiesti dal sistema sanitario.
Per i professionisti che già esercitavano l’attività prima dell’introduzione della laurea specifica, è previsto un elenco speciale transitorio. Potranno accedervi coloro che dimostreranno di possedere titoli di studio adeguati, percorsi formativi documentati, esperienze professionali e periodi di tirocinio coerenti con la professione.
Come funzionerà il riconoscimento dei titoli già acquisiti
I professionisti inseriti negli elenchi transitori avranno fino a sei anni di tempo per completare il percorso di riconoscimento definitivo.
Per ottenere l’equipollenza dei titoli conseguiti prima dell’istituzione della laurea in osteopatia, sarà necessario sostenere un apposito esame di abilitazione universitaria. La prova servirà a verificare il possesso delle competenze richieste dalla normativa vigente.
In alcuni casi potrebbe essere richiesto di integrare specifiche discipline sanitarie, tra cui Medicina interna, Neurologia, Reumatologia, Pediatria, Medicina fisica e riabilitativa, oltre ad altre materie fondamentali per l’esercizio della professione.
Le visite osteopatiche saranno coperte dal Servizio sanitario nazionale?
È questa la domanda che interessa maggiormente migliaia di pazienti. Al momento, però, la risposta è negativa.
Nonostante il riconoscimento normativo della professione, le visite osteopatiche non saranno ancora prescrivibili dal medico di famiglia a carico del Servizio sanitario nazionale. Le prestazioni continueranno quindi a essere erogate prevalentemente in regime privato, senza rimborsi da parte del sistema pubblico.
Il decreto attualmente in vigore non introduce infatti alcuna novità relativa alla copertura economica delle sedute o all’inserimento delle prestazioni osteopatiche nei livelli essenziali di assistenza.
Verso una maggiore integrazione nella sanità pubblica
L’approvazione delle nuove regole rappresenta comunque un passaggio fondamentale nel processo di regolamentazione dell’osteopatia in Italia.
Per anni considerata una disciplina complementare o alternativa, oggi l’osteopatia si avvicina sempre più a un pieno riconoscimento all’interno del sistema sanitario nazionale. Gli esperti del settore ritengono che nei prossimi anni possano arrivare ulteriori interventi normativi destinati a favorire una maggiore integrazione nelle strutture pubbliche.
L’evoluzione della normativa potrebbe quindi avere un impatto significativo sia sui professionisti sia sui cittadini, con possibili sviluppi futuri riguardanti prescrizioni mediche, accesso alle cure e riduzione dei costi per i pazienti.







