Un nuovo frammento di storia riemerge dai ghiacci dell’Adamello: sul versante trentino della Vedretta di Lares, a 3.120 metri di altitudine, il progressivo scioglimento del ghiacciaio ha riportato alla luce i resti di un soldato risalenti alla Prima Guerra Mondiale. Secondo le prime ricostruzioni, si tratterebbe con tutta probabilità di un militare dell’esercito austroungarico.
L’eccezionale ritrovamento è stato effettuato dai carabinieri del Soccorso Alpino di Madonna di Campiglio, in collaborazione con i militari della stazione di Carisolo. L’intervento è avvenuto sotto la supervisione della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento – Ufficio Beni Archeologici, e con le necessarie autorizzazioni della Procura della Repubblica di Trento.
Resti e divisa conservati dal gelo
Il ghiaccio ha protetto per oltre un secolo parti della divisa e dell’equipaggiamento, rimasti sorprendentemente ben conservati grazie alle basse temperature. Diversamente, la salma è risultata quasi completamente decomposta, ma l’integrità dei materiali ritrovati rappresenta una risorsa preziosa per le indagini.
I reperti sono stati trasferiti presso i laboratori della Soprintendenza, dove verranno eseguiti accertamenti autoptici e analisi storiche per tentare di identificare il soldato. Gli esperti sperano che i dati raccolti possano offrire nuove informazioni sulle vite dei militari caduti in alta quota durante il conflitto.
Un luogo segnato dalla guerra
Il ghiacciaio Lares è già stato teatro di altri ritrovamenti legati alla Grande Guerra. Nell’agosto del 2023, un altro soldato austroungarico era stato scoperto a quota 2.935 metri, sempre sulla stessa vedretta. E ancora, nell’agosto 2022, i carabinieri del Soccorso Alpino avevano recuperato dodici scheletri di soldati sepolti in una fossa comune sopra il Passo del Tonale.
Questi episodi testimoniano come il ritiro dei ghiacciai, accelerato dal cambiamento climatico, stia lentamente riportando alla luce testimonianze storiche rimaste sepolte per oltre un secolo. Un fenomeno che solleva importanti riflessioni sulla memoria collettiva e sulla conservazione del patrimonio storico in alta montagna.






