Nuovi aumenti in busta paga per i dipendenti statali sono al centro della trattativa per il rinnovo del contratto collettivo 2025-2027 del comparto Funzioni centrali. La bozza dell’accordo, prevede incrementi fino a circa 209 euro lordi al mese. Si tratta di un passaggio chiave per quasi 200mila lavoratori pubblici, che fanno da apripista agli altri rinnovi nel pubblico impiego.
Oltre agli adeguamenti salariali, il nuovo contratto introduce novità su smart working, flessibilità oraria e utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi amministrativi.
Quanto aumentano gli stipendi degli statali
La proposta prevede incrementi retributivi finanziati con le risorse stanziate dal governo, articolati in due tranche. La prima scatterà dal 1° gennaio 2026, con riconoscimento retroattivo dopo la firma del contratto.
Gli aumenti lordi mensili previsti nella prima fase sono:
- 89,50 euro per gli operatori
- 94,20 euro per gli assistenti
- 114,40 euro per i funzionari
- 156,20 euro per le elevate professionalità
Dal 1° gennaio 2027 è prevista una seconda tranche che porterà l’incremento complessivo rispetto agli stipendi attuali a:
- 119,60 euro per gli operatori
- 125,90 euro per gli assistenti
- 152,90 euro per i funzionari
- 208,80 euro per le elevate professionalità
L’aumento massimo di circa 209 euro lordi al mese, calcolato su tredici mensilità, riguarderà quindi solo le fasce più alte del personale.
Il precedente rinnovo e il nodo del potere d’acquisto
L’ultimo rinnovo contrattuale degli statali risale a poco più di un anno fa e aveva introdotto aumenti medi di circa 165 euro lordi, pari a un incremento di quasi il 6% degli stipendi, oltre a nuove garanzie su buoni pasto, smart working e sperimentazione della settimana corta.
Tuttavia, una parte del sindacato aveva giudicato l’incremento insufficiente rispetto alla perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione, chiedendo un recupero integrale delle retribuzioni reali.
Smart working, orari flessibili e regole sull’intelligenza artificiale
Nel nuovo contratto non si parla solo di stipendi. I sindacati puntano a rafforzare lo smart working, la cui diffusione nel pubblico impiego è diminuita dopo la fase emergenziale legata alla pandemia.
Tra le novità allo studio c’è anche la possibilità di introdurre maggiore flessibilità oraria per i genitori con figli delle scuole elementari affetti da disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa).
Un capitolo specifico riguarda inoltre l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. La bozza stabilisce che i sistemi automatizzati non potranno assumere decisioni esclusivamente automatiche con effetti giuridici o rilevanti sul rapporto di lavoro, senza un intervento umano.
La trattativa appena avviata sarà quindi decisiva non solo per definire i nuovi aumenti in busta paga, ma anche per delineare l’organizzazione del lavoro pubblico nei prossimi anni.







