Ogni anno miliardi di dispositivi elettronici finiscono nelle discariche, contribuendo a una crescente emergenza ambientale. Ma ciò che spesso gettiamo via non è solo plastica e silicio: è anche oro purissimo, presente in piccole quantità nei circuiti stampati. In un mondo in cui il riciclo tecnologico è ancora in forte ritardo, una scoperta sorprendente apre nuove prospettive: estrarre oro dai rifiuti elettronici usando gli scarti del formaggio.
La scoperta dell’ETH di Zurigo: oro a 22 carati dal siero di latte
Un gruppo di scienziati dell’ETH di Zurigo ha sviluppato un metodo sostenibile, economico e privo di sostanze tossiche per recuperare l’oro da vecchi dispositivi elettronici. Il segreto? Le fibrille proteiche ricavate dal siero di latte, un sottoprodotto dell’industria casearia.
Queste proteine formano una struttura simile a una spugna, capace di legare gli ioni d’oro disciolti nei componenti elettronici. Dopo un trattamento termico, l’oro intrappolato si trasforma in pepitesoli di alta purezza, fino a 22 carati. Il processo consente di ottenere circa 450 milligrammi di oro da soli 20 circuiti stampati, senza l’uso di cianuro o altre sostanze pericolose per l’ambiente.
Un’alternativa ecologica all’estrazione mineraria
Rispetto all’estrazione tradizionale dell’oro, che richiede la lavorazione di tonnellate di roccia per ottenere pochi grammi di metallo, questa innovativa tecnica svizzera risulta più pulita e circolare. Utilizza un rifiuto industriale (il siero di latte) per recuperare metalli preziosi da un altro rifiuto (l’e-waste), con un impatto ambientale ridotto.
Oggi, meno del 20% dei rifiuti elettronici globali viene effettivamente riciclato. Questo nuovo metodo potrebbe non solo incrementare il recupero dell’oro, ma anche contribuire a ridurre l’inquinamento e promuovere una vera economia circolare.
Recupero anche di rame, palladio e nichel
Il processo non si limita all’oro. Tecnologie complementari permettono il recupero di altri metalli rari e strategici come rame, palladio e nichel, elementi sempre più richiesti nell’industria elettronica e automobilistica.
Se questa tecnica verrà adottata su scala industriale, potrebbe rappresentare un cambio di paradigma nel trattamento dei rifiuti elettronici, trasformando ciò che oggi viene considerato spazzatura in una fonte sostenibile di risorse preziose.






