Una storia di violenza domestica estrema emerge dal processo in corso a Cuneo, dove un uomo è imputato per sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia. La vittima è una giovane donna incinta di otto mesi, costretta – secondo quanto emerso – a vivere sotto un controllo ossessivo, fino a essere rinchiusa nel bagagliaio dell’auto dal marito.
A far scattare l’intervento dei carabinieri fu la famiglia della donna, residente in Calabria, preoccupata per la totale assenza di notizie della figlia e delle nipotine.
L’allarme dei familiari e l’intervento dei carabinieri
All’epoca dei fatti, avvenuti circa quattro anni fa, la coppia viveva con le due figlie a Murazzano, piccolo comune della Langa monregalese. In paese nessuno li conosceva davvero e la donna risultava completamente isolata.
Su pressione dei familiari, i militari organizzarono un incontro con la donna utilizzando un pretesto. Al colloquio si presentò anche il marito, che perse il controllo quando le forze dell’ordine decisero di allontanare madre e figlie dall’abitazione, affidandole a un centro antiviolenza.
Incinta e segregata: il racconto dell’orrore
Al centro antiviolenza, la giovane madre ha ricostruito un quadro definito dagli operatori come al limite dell’incredibile. Tra gli episodi più gravi, il racconto di quando, incinta all’ottavo mese, sarebbe stata chiusa nel bagagliaio per impedirle di incontrare il padre.
La donna ha descritto una quotidianità fatta di divieti assurdi, controllo costante e paura. In casa le era proibito persino uscire sul balcone. Per verificare eventuali “trasgressioni”, l’uomo infilava stuzzicadenti negli infissi per controllare se porte o finestre fossero state aperte.
Gelosia ossessiva e continui cambi di città
Secondo quanto riferito, la famiglia era costretta a continui spostamenti tra Germania, Lombardia e Piemonte, spesso motivati dalla gelosia patologica dell’uomo e dal sospetto di contatti con altri uomini.
L’imputato lavorava come idraulico, ma accettava solo pochi interventi per non allontanarsi troppo. In più occasioni, portava con sé moglie e figlie, lasciandole chiuse in auto durante il lavoro.
Il processo e la tutela della vittima
Oggi l’uomo è sotto processo a Cuneo, mentre la donna e le bambine sono state inserite in un percorso di protezione e supporto. Il caso riporta l’attenzione sulla violenza invisibile, quella che si consuma lontano da occhi indiscreti, e sull’importanza delle reti familiari e dei centri antiviolenza nel salvare vite.







