A Reggio Emilia esplode la protesta delle lavoratrici di Max Mara, marchio simbolo del lusso made in Italy. Le operaie denunciano condizioni di lavoro insostenibili, pressioni psicologiche, ritmi estenuanti e commenti offensivi sul corpo. La mobilitazione è stata indetta dalla Filctem Cgil, che ha dato voce a 220 lavoratrici e lavoratori impiegati in uno degli stabilimenti del gruppo.
«Ci hanno umiliate: ci chiamano mucche e ci dicono come dimagrire»
Secondo quanto riportato dalle lavoratrici, il clima in fabbrica è diventato tossico:
«Ci hanno chiamate mucche da mungere, ci hanno detto che siamo grasse, e ci hanno persino suggerito esercizi per dimagrire da fare a casa», raccontano.
Oltre agli insulti legati all’aspetto fisico, le operaie parlano di una organizzazione rigida, assenza di dialogo sindacale, controlli continui, compreso il conteggio delle pause bagno, e un sistema di pagamento legato alla produzione, definito «quasi a cottimo».
Denunce di sfruttamento: paghe basse, carichi eccessivi, zero tutele
La sigla sindacale spiega che a rendere ancora più insostenibile il lavoro sono le mancate progressioni di carriera, assenza di riconoscimenti economici e totale indisponibilità dell’azienda al confronto.
«Le condizioni denunciate sono inaccettabili. Parliamo di usura fisica, pressioni individuali e assenza di rispetto per la dignità lavorativa», si legge nella nota della Filctem Cgil.
Il caso Max Mara non è isolato: sfruttamento anche nei subappalti
Oltre alla protesta di Reggio Emilia, emergono anche indagini sui subappalti in Lombardia: i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno scoperto laboratori-dormitorio tra Milano e Bergamo, dove lavoratori cinesi venivano sfruttati, pagati 2 euro l’ora e impiegati in nero per produrre articoli per il marchio.
Una borsa venduta a 2.000 euro veniva realizzata a meno di 100 euro, evidenziando una filiera opaca, che solleva gravi dubbi etici sulla produzione dell’alta moda italiana.
Quella che sta emergendo non è solo una vertenza sindacale, ma una denuncia pubblica su come viene gestito il lavoro nel settore del lusso. Le parole delle operaie di Max Mara fanno riflettere su una realtà che, dietro l’eleganza delle passerelle, nasconde pressioni, sfruttamento e umiliazioni quotidiane.







