All’inizio del nuovo anno scolastico, molte scuole italiane hanno rafforzato il proprio dress code, stabilendo divieti precisi sull’abbigliamento ritenuto inadeguato al contesto educativo. In diversi istituti sono comparsi depliant informativi nei corridoi, accanto alle consuete circolari, per chiarire con precisione cosa si può indossare e cosa no.
Tra i capi banditi figurano gonne corte, top che lasciano scoperti spalle e addome, canottiere minimal, scollature profonde e jeans strappati. In alcuni casi, si fa riferimento a vestiti considerati “sgarbati” o “potenzialmente distrattivi”, con formule generiche che lasciano spazio alla discrezionalità del corpo docente.
Maggiore attenzione all’abbigliamento femminile
Le norme si concentrano in modo particolare sull’abbigliamento delle studentesse, che si trovano spesso al centro delle restrizioni. L’obiettivo dichiarato è garantire ordine e decoro, ma in molti casi le ragazze riferiscono di sentirsi osservate o giudicate per la scelta dei vestiti.
Le disposizioni non riguardano soltanto l’abbigliamento, ma si estendono anche all’aspetto generale: make-up troppo appariscente, capelli colorati, accessori vistosi o unghie finte sono spesso scoraggiati o esplicitamente vietati.
Anche i ragazzi sotto regolamento
Sebbene le regole sembrino colpire in modo più evidente le studentesse, anche il look maschile viene regolamentato in alcuni istituti. In particolare, si presta attenzione a barbe e baffi, che devono essere ordinati e privi di decorazioni o disegni. In alcuni casi si segnalano anche raccomandazioni sul taglio di capelli, per mantenere un’immagine considerata consona all’ambiente scolastico.
Tra decoro e libertà personale: un equilibrio difficile
Il ritorno dei codici di abbigliamento accende nuovamente il dibattito tra esigenze educative e libertà individuale. I dirigenti scolastici sottolineano l’importanza di un contesto ordinato e rispettoso, mentre parte della comunità studentesca evidenzia il rischio di norme percepite come arbitrarie o discriminatorie, soprattutto nei confronti delle ragazze.
In un momento storico in cui il tema dell’identità personale è sempre più centrale, la definizione di ciò che è “appropriato” in aula continua a generare confronto e discussione.







