Ha attraversato controlli di sicurezza e gate d’imbarco senza documenti né carta d’imbarco, è salita su un volo intercontinentale e ha raggiunto l’Italia. Ma all’arrivo è stata fermata. Protagonista della vicenda è una donna di 32 anni, che giovedì 26 febbraio è atterrata a Malpensa su un volo partito da New York completamente sprovvista di passaporto e biglietto.
Non si tratta di un caso isolato: per la donna sarebbe la seconda volta in pochi mesi.
Dal Newark a Malpensa senza documenti
Secondo le ricostruzioni, la 32enne si sarebbe imbarcata sul volo decollato dal Newark Liberty International Airport nel pomeriggio di mercoledì.
La donna sarebbe riuscita a superare i controlli di sicurezza e gli addetti al gate confondendosi tra i passeggeri. Una volta a bordo, si sarebbe nascosta nel bagno dell’aereo per eludere ulteriori verifiche. All’atterraggio all’Aeroporto di Milano Malpensa, però, è stata individuata e fermata dalle autorità.
Non è la prima volta: il precedente a Parigi
La vicenda ricorda un episodio analogo avvenuto nel 2024. In quell’occasione la donna era riuscita a imbarcarsi su un volo diretto a Parigi.
Anche allora avrebbe superato i controlli e trovato rifugio nel bagno dell’aereo. Si era presentata con un nome falso, ma era stata identificata e riportata negli Stati Uniti. Dopo una condanna, avrebbe tentato di rimuovere il braccialetto elettronico per fuggire, venendo poi fermata a Buffalo.
Come è riuscita a superare i controlli?
La nuova fuga solleva interrogativi sulla sicurezza aeroportuale internazionale. Le verifiche ai varchi di sicurezza prevedono controlli su documenti e carte d’imbarco, oltre a sistemi elettronici di scansione. Resta da chiarire come sia stato possibile aggirare più livelli di controllo, inclusi quelli al gate.
Un portavoce della compagnia ha dichiarato che sicurezza e protezione rappresentano una priorità assoluta e che sono in corso accertamenti interni in collaborazione con le autorità competenti.
L’episodio riaccende il dibattito sui protocolli di sicurezza negli aeroporti statunitensi e sulla gestione dei flussi nei momenti di maggiore affollamento. E pone una domanda inevitabile: si è trattato di falle nel sistema o di un’abile strategia studiata nei dettagli?







