Dopo 48 anni di assenza, il 4 ottobre, giorno dedicato a San Francesco d’Assisi, potrebbe tornare ad essere festa nazionale. La ricorrenza, che celebra la morte del patrono d’Italia, è oggetto di due proposte di legge presentate da Noi Moderati, con la firma di Maurizio Lupi, e sostenute anche da Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Il voto alla Camera è previsto per il 18 settembre, per poi passare al Senato, dove non si attendono particolari ostacoli. L’iniziativa nasce anche in vista dell’800esimo anniversario della morte del santo, che cadrà nel 2026.
Scuole e uffici chiusi: quando scatterà la nuova festività
Se la proposta verrà approvata, già dal 2026 il 4 ottobre sarà ufficialmente giorno festivo. Tuttavia, solo nel 2027, quando la data cadrà di lunedì, cittadini e lavoratori potranno beneficiare concretamente di una giornata di riposo con scuole e uffici chiusi.
Oltre al valore simbolico, la ricorrenza sarà accompagnata da eventi e attività educative per diffondere i principi cari a San Francesco: pace, fraternità, inclusione e tutela dell’ambiente.
I costi e le ricadute economiche della nuova festa
Come per ogni festività nazionale, anche il ritorno del 4 ottobre comporterà maggiorazioni in busta paga per i lavoratori del settore pubblico e privato.
Lo Stato sosterrà un costo stimato in 10,6 milioni di euro a partire dal 2027, così ripartiti:
- 8,7 milioni destinati al comparto sanitario,
- 1,8 milioni per straordinari di forze dell’ordine, militari e vigili del fuoco.
Un investimento che, secondo i promotori, sarà compensato dal valore culturale e identitario di questa scelta.







