Una forte scossa di terremoto in Giappone è stata registrata nella serata di sabato 8 agosto, quando in Italia erano le 19:57 e in Giappone erano già le 02:57 di domenica 9 agosto.
Secondo i dati diffusi, l’evento ha raggiunto una magnitudo 5.8 ed è stato localizzato a una profondità di appena 8 chilometri. L’epicentro si trova al largo della costa orientale dell’isola di Honshu, affacciata sull’Oceano Pacifico.
A rendere particolarmente significativo il terremoto è proprio la sua ridotta profondità ipocentrale. Un sisma superficiale può infatti determinare scuotimenti maggiormente percepibili nelle aree più vicine all’epicentro rispetto a un evento di pari magnitudo ma localizzato a maggiore profondità.
Un terremoto superficiale
La profondità di 8 chilometri colloca l’evento tra i terremoti superficiali. Questo parametro è importante perché le onde generate dalla rottura delle rocce devono percorrere una distanza relativamente breve prima di raggiungere la superficie.
Non significa, tuttavia, che un terremoto superficiale produca necessariamente danni significativi. Gli effetti dipendono da numerosi fattori, tra cui distanza dall’epicentro, caratteristiche del terreno, tipologia delle costruzioni e modalità con cui si è propagata la rottura della faglia.
Perché il Giappone è così sismico
Il Giappone è una delle aree più sismicamente attive del pianeta. L’arcipelago si trova infatti nella cosiddetta Cintura di Fuoco del Pacifico, una vasta fascia caratterizzata da una forte attività tettonica e vulcanica.
Al largo della costa orientale di Honshu, la placca Pacifica sprofonda sotto le strutture tettoniche dell’area attraverso processi di subduzione. Più a sud entra inoltre in gioco la placca delle Filippine, contribuendo a rendere particolarmente complessa la configurazione geologica dell’arcipelago.
Il movimento delle placche determina un continuo accumulo di tensione nelle rocce. Quando le forze in gioco superano la resistenza delle strutture geologiche, si verifica una rottura o uno scorrimento lungo una faglia e l’energia accumulata viene liberata sotto forma di onde sismiche.
Un Paese preparato ai terremoti
L’elevata frequenza degli eventi sismici ha spinto il Giappone a sviluppare nel corso dei decenni uno dei sistemi più avanzati al mondo per il monitoraggio dei terremoti e la prevenzione del rischio sismico.
Le reti di rilevamento consentono di individuare rapidamente le scosse e di raccogliere informazioni sulla loro posizione, profondità e magnitudo. Parallelamente, le moderne tecniche di ingegneria antisismica hanno permesso di progettare edifici capaci di resistere a forti sollecitazioni.
Anche la popolazione è abituata a seguire specifiche procedure di sicurezza in caso di terremoto. La preparazione, tuttavia, non può eliminare completamente il rischio legato a una delle aree tettonicamente più attive del mondo.
Cosa significa la scossa di magnitudo 5.8
Il terremoto registrato nella notte giapponese rappresenta un evento di magnitudo moderata, ben lontano dalla potenza dei grandi terremoti di subduzione che hanno segnato la storia dell’arcipelago.
La sua profondità di appena 8 chilometri, tuttavia, costituisce un elemento di particolare interesse dal punto di vista sismologico. La vicinanza alla superficie può infatti favorire uno scuotimento più evidente nelle aree prossime all’epicentro, anche se l’entità degli effetti deve essere valutata sulla base dei dati registrati dalle reti di monitoraggio e delle eventuali segnalazioni.
La scossa si inserisce quindi nel quadro della normale ma intensa attività sismica del Giappone, una conseguenza diretta del continuo movimento delle placche tettoniche nell’area del Pacifico.






